I vaccini possono provocare l’autismo?

Uno studio pubblicato in Gran Bretagna nel 1998 sulla rivista Lancet (Wakefield 1998) ipotizzava che il vaccino morbillo-parotite-rosolia (MPR) determinasse un’infiammazione intestinale con conseguente aumento della permeabilità dell’intestino, seguita dall’ingresso nel sangue di sostanze tossiche in grado di danneggiare il cervello e determinare l’autismo. Appena pubblicato, lo studio fu criticato perché presentava dei difetti: si basava soltanto su 12 bambini, non teneva conto del fatto che il 90% dei bimbi britannici era vaccinato con
MPR alla stessa età in cui generalmente l’autismo è diagnosticato e infine non metteva a confronto la frequenza dell’autismo tra i vaccinati e i non vaccinati. Alcuni anni dopo una parte degli autori dello studio ne ritrattò le conclusioni, prendendo le distanze dallo studio con una dichiarazione pubblicata su Lancet. Durante un procedimento giudiziario condotto successivamente (United States Court of Federal Claims, 2007), un collaboratore di Wakefield, di nome Nick Chadwick, rivelò che i risultati dei test tramite RT-PCR erano stati
volontariamente alterati da Wakefield.
Che interesse aveva Andrew Wakefield a falsificare i dati? É emerso che il suo studio aveva ricevuto un finanziamento da parte di un gruppo di avvocati di famiglie con bambini autistici che intendevano intraprendere un’azione legale di risarcimento; in secondo luogo, Wakefield nel 1997 (quindi prima che fosse pubblicato lo studio) aveva depositato un brevetto per un nuovo farmaco che a suo dire fungeva sia da vaccino contro il morbillo sia da terapia contro le malattie infiammatorie intestinali (colite ulcerosa e malattia di Crohn).
In una serie di articoli pubblicati sul British Medical Journal nel 2011, il giornalista Brian Deer ha dimostrato che Wakefield aveva costruito una vera e propria frode scientifica. A causa di questa vicenda è stato radiato dall’albo dei medici e non può più esercitare la professione in Gran Bretagna.
Lo studio più recente, condotto dal Lewin Group di Anjiali Jain, ha coinvolto 95.000 bambini, era mirato a trovare collegamenti tra lo spettro di disordini relativi all’autismo e il vaccino MPR, anche in bambini con fratelli o sorelle maggiori che hanno avuto questi disturbi.
Questo gruppo rappresenta quello più a rischio per sviluppare forme di autismo - per una questione genetica - e nonostante ciò, il vaccino non ha avuto alcuna influenza.
La ricerca è stata pubblicata sul Journal of the American Medical Association (JAMA).
http://jama.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=2275444
Quindi, ecco i numeri. Dei 95.727 bambini esaminati, 1.929 (2.01 percento) avevano un fratello o sorella maggiori con disturbi relativi all’autismo. Inoltre, 994 dei 95.727 hanno a un certo punto contratto una forma di autismo. Tra quelli con un fratello o sorella con un disturbo, il 6.9 percento di essi ha contratto un disturbo, mentre, dei partecipanti senza un fratello o sorella con un disturbo, il numero è crollato allo 0.9 percento. Di quelli privi di un fratello o sorella con un disturbo, la percentuale di vaccinati MPR era al 92 percento fino ai 5 anni (84 percento fino ai 2 anni), mentre per quelli con un fratello o sorella affetti da un disturbo la percentuale scende a 86 percento (73 percento fino ai 2 anni).
Non c’è alcuna relazione tra MPR e autismo in nessuno dei gruppi.

 

Fonti e approfondimenti:

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