Perché alcune Regioni italiane hanno iniziato un cammino verso la reintroduzione delle vaccinazioni come requisito di accesso alle strutture educative?

Le leggi che regolamentano l’obbligatorietà delle 4 vaccinazioni (• Legge 6 giugno 1939, n° 891: “Obbligatorietà della vaccinazione antidifterica”, • Legge 5 marzo 1963, n° 292 “Vaccinazione antitetanica obbligatoria”, • Legge 4 febbraio 1966, n° 51 “Obbligatorietà della vaccinazione antipoliomielitica”, Legge 27 maggio 1991, n° 165 “Obbligatorietà della vaccinazione contro l’epatite virale B”) non sono in realtà mai state abrogate e, quindi, sono tuttora vigenti. Tuttavia nel corso degli anni l’applicazione delle sanzioni amministrative previste per l’inosservanza di tali Leggi è stata ritenuta uno strumento obsoleto e inadeguato a far fronte al fenomeno del rifiuto delle vaccinazioni, e si è preferito adottare atteggiamenti di dialogo e di promozione della consapevolezza dei cittadini. Nel 1999 si giunse in Italia a una situazione epidemiologica tale da consentire di sospendere l’obbligo del certificato vaccinale per l’ammissione alla scuola dell’obbligo: le coperture vaccinali infatti erano elevate, superiori al 95%, e non vi erano condizioni di rischio particolari legate all’aumento o al ritorno di determinate malattie. Tuttavia nel decreto del Presidente della Repubblica 26 gennaio 1999, n. 355 si ribadiva che il dirigente scolastico rimaneva responsabile della scelta di accettare bambini non vaccinati all’interno della struttura scolastica e ne rispondeva in caso di focolai di malattie.
Inoltre ci si riservava di rivalutare la decisione in caso di mutamenti della situazione epidemiologica o di calo delle coperture vaccinali Attualmente la situazione epidemiologica risulta decisamente mutata: le coperture del 98%, che garantivano un ampio margine di sicurezza, sono scese ampiamente al di sotto del 95%, modificando l’assetto epidemiologico nazionale. Si sono inoltre verificati casi, anche molto gravi, di malattie prevenibili con il vaccino che non si verificavano da decenni.

La Regione Emilia-Romagna, reintegrando una legge che già esisteva in Italia, vuole evitare il ritorno di alcune malattie e il verificarsi di future epidemie, secondo la logica della Prevenzione, logica che è alla base di molte pratiche contemporanee volte a tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini (ad esempio l’introduzione dell’obbligo del casco o delle cinture di sicurezza). Se si aspettasse infatti un’epidemia per intervenire, si rischierebbe di sacrificare la vita o l’incolumità fisica di centinaia di bambini innocenti: se questa norma avrà salvato anche solo una vita, con essa avremo salvato anche il futuro e la serenità di un’intera famiglia.

La libertà in campo sanitario è applicabile fino a quando le scelte personali non mettono a rischio la salute degli altri.
PERCHE’ ANCHE UN MORTO CHE POTEVA ESSERE EVITATO NON E’ “SOLO” UN NUMERO MA UN PESO SULLA COSCIENZA DI TUTTI NOI.

 

Torna a tutte le Domande